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domenica 12 settembre 2010

La Domenica

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Quest'ultima parabola ci insegna a considerare il Padre come Colui che è pronto a perdonarci sempre, ad aspettarci, a restare sveglio nell'attesa della conversione che riempirà i contorni del Cielo rimasti vuoti. Ed io sono felice di guardare a Lui sotto questa Luce. Perché io non sono ancora capace di discernere il giusto dallo sbagliato, il buono dal cattivo, l'egoistico dal generoso. Ancora vivo negli errori della quotidianità, nelle tentazioni non fuggite, nell'ingiustizia di un comportamento che spesso mira al giudizio e poche volte alla tolleranza e alla comprensione. Perché io ho bisogno di udire la Voce del Signore che mi chiama, che mi cerca. "Ritorna a casa, Anita, non vagare più". Una mano tesa, calda come una coperta intorno ad un corpo nudo, intirizzito dal freddo dell'inverno interiore, che resta aperta per l'eternità. Allungo la mia, la dolcezza di un sorriso a carezzarmi lo sguardo. "Eccomi".
Buona Domenica, amici. Vivetela nella gioia e nella familiarità delle cose care, dell'intimità con le persone a voi vicine, del dono di un istante regalatovi da uno sconosciuto...


1 commento:

Giuliana ha detto...

Ciao Any,non potevo mancare a questo appuntamento.Sono in ritardo perchè ho espletato un compito importante: conoscere il nuovo parroco qui nella mia parrocchia.Un po' questo passo del vangelo crea il contesto perchè l'associazione a cui appartengo (l'anspi) è ritornata un po' sui suoi passi e ha aperto il dialogo a questa nuova figura.Quindi noi siamo un po' come quella pecora smarrita...le nostre anime erano smarrite perchè non sono state guidate con amore e non sono mai state cercate.Spero che questo nuovo sacerdote sappia apprezzare e valorizzare il nostro impegno puro e sincero. Questo video esorta davvero al buonismo!Mi piace molto il modo di comunicare di quest'uomo perchè infonde fiducia.Buona domenica Any,auguro anche a te una condanna d'amore! :)