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giovedì 17 novembre 2011

Cambiare è ritornare alla vita





“L’uomo che non dà importanza al suo cambiamento non è un vero poeta.”
Gilbert Chesterton




È che sono le 22.49 e ascolto la colonna sonora del film One Day. Ricordate? Il romanzo che mi ha cambiato la vita. Ancora non ho capito bene in cosa realmente me l’abbia cambiata, però so che è successo, e adesso lo sta facendo anche questa meravigliosa suite di Rachel Portman.
Cambiarmi. Cambiare.
Immagino che funzioni come le stagioni, con l’unica differenza che noi fuori rimaniamo sempre gli stessi. Sì, insomma, ci sono i capelli bianchi, le rughe sulla pelle… ma quelle sono un’altra cosa. Io parlo dei mutamenti interiori, che come le stagioni portano a nuove primavere e poi a nuove estati, in un ciclo eterno di morte e rinascita.
Sapete, credo che la vita sia una progressione di evoluzioni. Certo, ne avvengono così tante che alla fine si perde il conto e quasi non ci si riconosce più. Per fortuna, però, esistono gli specchi, non solo quelli fisici, che aiutano a ritrovarsi.
Per esempio, si può cambiare per “similitudine”, quando non si vuole restare fuori dagli schemi. Si può cambiare per paura, quando ci si sente minacciati e impossibilitati a difendersi. Si può cambiare per passione, quando si è governati da uno spirito creativo e un po’ folle. Si può cambiare per necessità, quando ci si trova di fronte a strade a senso unico. Si può cambiare per amore — il cambiamento più bello e terrificante di tutta la vita — quando ci si sveste degli strati che ci costituiscono e ci si dona nudi e vulnerabili, senza timori.
E il prodigio sta proprio qui, ovvero che in ognuno di questi casi non si cambierebbe davvero.
Okay, sono le 23.11 e forse non è l’orario più adatto per scrivere post filosofici, ma… ecco, io… quello che cerco di dire è che… ne vale la pena. Cambiare. In fondo, sì, ne vale la pena.
Quando torno indietro coi ricordi, mi sembra di aver commesso mille sbagli, e allora comincio a inventarmi un passato diverso nel tentativo di visionare presenti alternativi. Ma poi mi rendo conto che la vita non è la pellicola di un film ancora in lavorazione che uscirà, magari, tra cento anni. La vita è adesso, uno spettacolo proiettato sullo schermo dei passi che lasciamo quando calpestiamo la realtà. Per questo motivo ogni suo cambiamento non può che essere buono, non può che portare a qualcosa. A una svolta, a una pagina bianca… a una rinascita. Per questo non può che valerne la pena.
Accidenti, è trascorsa un’altra mezz’ora e sono ancora sveglia. Meglio arrivare al punto.
Anzi, no. Non al “punto”. È troppo definitivo, rigido, distante. Ci basta una virgola, o una congiunzione che unisca due scene. Un bell’effetto di transizione che faccia scivolare un’immagine dentro l’altra, così il cambiamento diventa quasi invisibile e il ritmo non si spezza.
In questo modo, coloro che racconteranno le nostre storie e coloro che le ascolteranno, avranno la percezione del movimento e, di nuovo, ci riporteranno alla vita. 

Buona notte, amici miei. 

1 commento:

Tra cenere e terra ha detto...

Buona notte per tutte le notti. Un cambiamento dallo stato di veglia a quello del sogno...

Ti abbraccio.