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domenica 4 novembre 2012

Quattro + Tre*

Grafica "halloweeniana", perché cambiarla? Ci farà compagnia ancora per un po', anche perché ne adoro i colori e i disegni. Ho volutamente lasciato trascorrere la festività senza puntate speciali o altro. Primo: in fin dei conti è una festività che abbiamo adottato, non ci appartiene ecco. Secondo: non ero dell'umore giusto per organizzare nulla. Ma oggi, domenica 4 Novembre, ricomincio da dove mi ero interrotta tanto tempo fa, quando postavo e pubblicavo con maggiore frequenza e mi entusiasmavo per qualsiasi cosa legata al mondo dei libri e che di conseguenza potessi condividere con voi. Ho deciso. Perciò iniziamo con tre brevi recensioni scritte di tre romanzi che, ahimè, non mi sono piaciuti del tutto. 


IL DIARIO DI LONDON LANE di Cat Patrick (Fazi Editore)

London Lane ha sedici anni e ogni volta che si addormenta sa che al risveglio, l’indomani mattina, il suo mondo sarà svanito. Ogni notte, precisamente alle 4:33, perde ogni traccia della memoria della giornata che ha appena trascorso e quando si risveglia è in grado di “rivivere” solo scene che riguardano il suo futuro. Un diario su cui annotare tutti gli avvenimenti della giornata è l’unico mezzo, insieme al sostegno della sua migliore amica e di sua madre, per tenere insieme la sua vita. Quando London conosce Luke, un nuovo studente del suo liceo, qualcosa dentro di lei cambia: inizia a essere tormentata da strani incubi che sembrano perseguitarla anche durante il giorno. Si tratta di tetre previsioni o traumi legati al passato? La strana forma di amnesia che affligge London può essere in qualche modo curata? Perché non riesce a vedere Luke nel suo futuro?


L'opinione di Anita Book: Questo romanzo è partito con il piede giusto ma è finito con quello sbagliato, e sono stata costretta a chiuderlo con un sospiro di sconfitta, amarezza e rassegnazione. London è una protagonista amabile dopotutto; la confusione che gravita intorno alla sua vita e nella sua testa è giustificata dalla sua strana capacità di ricordare solo frammenti del futuro e mai del suo passato, e, sì, probabilmente in alcuni punti apparirà superficiale e poi all'improvviso ossessionata dalle complicazioni che vanno a infierire su quella che è la sua fragile e frammentata personalità, ma anche tutto questo pot-pourri di emozioni in antitesi si riesce ad interpretarlo come una conseguenza logica e naturale del disordine esistenziale che la riguarda. Quindi va bene, ci si abitua ai suoi stralci di diario dove annota ciò che è necessario ricordare, ciò che succederà e gli interrogativi più frequenti a cui non è in grado di dare risposte; va bene anche conoscere Luke, il ragazzo leggermente affascinante (in realtà dispone delle caratteristiche tipiche dello studente anonimo e snob, di quelli che se ne stanno per i fatti propri a difendere cause come portare-la-pace-nel-mondo... Sì, come no. Ah, mannaggia ai cliché, mannaggia!) che comincerà ad occuparle i pensieri e a regalarle un mucchio di notti insonni. Luke non è un personaggio detestabile, non completamente almeno, però manca di spessore e di carisma ed è questa la pecca più grave. Si intuisce immediatamente che i due avranno una tresca amorosa o che comunque lui sa qualcosa sull'identità di London che a lei sfugge e che le nasconde. Così come si intuisce che persino la madre di London non è mai stata del tutto onesta con lei. E si prevede anche che il sogno che infesterà più e più volte il sonno di London avrà una correlazione con il suo passato e che le permetterà di spiegare il perché dei suoi ricordi sul futuro. Insomma, leggere questo romanzo è un po' come leggere i tarocchi: si conosce già tutto, o perlomeno una quantità abbondante di informazioni, sulla sorte dei personaggi e sul destino della loro storia. Ecco perché il senso di amarezza. Ecco perché lo inserisco nella lista dei libri da evitare. Lo faccio con dispiacere, perché speravo che potesse invece lasciarmi qualcosa in più, ma allo stesso tempo sono felice di averlo letto altrimenti non avrei potuto darne un giudizio personale. E visto che non godo dello stesso dono di London di sbirciare nel mio domani, era la cosa più giusta che potessi fare. 

Voto finale: 2.5/5 



IL SEGNO DELL'UNTORE di Franco Forte (Mondadori)

Milano, anno del Signore 1576. Sono giorni oscuri quelli che sommergono la capitale del Ducato. La peste bubbonica è al suo culmine, il Lazzaretto Maggiore rigurgita di ammalati, i monatti stentano a raccogliere i morti. L'aria è un miasma opaco per il fumo dei roghi accesi ovunque. In questo scenario spettrale il notaio criminale Niccolò Taverna viene convocato dal capitano di Giustizia per risolvere un difficile caso di omicidio. La vittima è Bernardino da Savona, commissario della Santa Inquisizione che aveva il compito di far valere le decisioni della Corona di Spagna sul suolo del Ducato di Milano. Bernardino aveva ricevuto l'incarico di occuparsi degli ordini ecclesiastici in odore di eresia, come quello misterioso degli Umiliati, messi al bando dall'arcivescovo Carlo Borromeo e desiderosi di vendetta. Contemporaneamente, Niccolò Taverna deve riuscire a individuare il responsabile del furto del Candelabro del Cellini trafugato dal Duomo di Milano. Ma ben presto si accorge che sta seguendo una pista sbagliata perché un altro oggetto, ben più prezioso, è stato sottratto... Nella Milano piagata dalla peste e su cui grava l'incubo della Santa Inquisizione, Taverna deve fare appello a tutte le sue sorprendenti capacità investigative per venire a capo di questi casi che rischiano di compromettere la sua carriera e la sua stessa incolumità, ma che conducono anche sul suo cammino la giovane e intrigante Isabella, nei cui occhi Niccolò ha l'impressione di annegare.


L'opinione di Anita Book: Su questo romanzo spenderò poche ma concise parole (mi auguro). Vedete, non è che non mi sia piaciuto, il talento di Franco Forte nel ricostruire epoche del passato e poi intrecciarvi una narrazione dal ritmo incalzante e abitata da personaggi degni di essere ricordati o comunque "vissuti" è innegabile ed esplosivo, ma mi aspettavo qualcosa di ancora più esaltante e torbido e intrigante e misterioso. Si respira un'atmosfera malsana, si percepiscono gli olezzi e l'aria irrespirabile, si trema di paura insieme a Niccolò Taverna e si seguono le indagini con interesse, però ho avuto come l'impressione che mancasse un tassello fondamentale perché tutti gli ingranaggi della trama si incastrassero e lavorassero alla perfezione. E poi ci sono le descrizioni, spesso troppo cavillose e ridondanti, che vanno ad appesantire lo stile e che in alcuni punti mi hanno quasi fatto venir voglia di voltare pagina o di saltare un intero capitolo. Lo so, è spiacevole esprimersi in questi toni nei confronti di un romanzo, che è comunque frutto della fatica, dell'impegno e dell'amore di un autore, ma sarebbe ancora più spiacevole e sleale mentire. Sicuramente concederò a Franco Forte una seconda possibilità e sarà, ne sono convinta, con uno dei primi lavori. 

Voto finale: 3/5 


IL TRONO DELLE OMBRE di Giovanni Pagogna (Rizzoli)

La guerra che infuria tra il popolo Eidr e l’Impero di Colvian, uno scontro di civiltà alimentato da uomini che l’odio ha reso belve assetate di sangue, sembra non avere fine. In un conflitto che non conosce regole né pietà, il legionario Yanvas conquista con coraggio e con la forza delle armi il rispetto e la gloria. Dopo vent’anni sui campi di battaglia, solo un’ultima missione lo separa dalla sua nuova vita, signore di una fortezza al fianco della splendida Sylia. Ma per chi trama all’ombra della Corona Nera, Yanvas, seppur valoroso, è una pedina sacrificabile. Ben presto vedrà il mondo come lo conosceva sgretolarsi sotto il peso di macchinazioni e tradimenti, terribili segreti e cupe verità che sembrano non risparmiare nessuno, nemmeno le persone a lui più care. E mentre il caos dilaga e l’Impero stesso minaccia di crollare, Yanvas dovrà decidere quale prezzo è disposto a pagare per salvare l’unica donna che abbia mai amato e ottenere vendetta. Rituali necromantici, spietati complotti, battaglie violente e sanguinarie, nel primo avvincente episodio di una nuova saga fantasy.


L'opinione di Anita Book: Anche in questo caso poche parole. Quando iniziai a leggere questo romanzo fui colta da una foga incontenibile. Desideravo voltare pagina e andare avanti per scoprire cosa sarebbe successo a Yanvas, il temerario e temuto Yanvas. Poi, però, arrivata ad un certo punto ho cominciato ad avvertire un'incrinatura nello scheletro della trama; c'era, per restare in tema, qualche "ossa rotta". Ho adorato le scene di guerra, truculente e spietate, rese perfettamente da uno stile descrittivo sì ma altrettanto visivo, nitido, specifico. Ho adorato anche il rapporto che si instaura tra Yanvas e la sua donna. L'animo del guerriero è algido, inflessibile e calcolatore, ma dinnanzi alla sua consorte si scioglie quel tanto che basta da consentire al lettore di lasciar intravedere il suo cuore pulsante di sentimento. I dialoghi sono sapientemente costruiti, si denota l'impegno dell'autore nella ricerca di un linguaggio tecnico e caratterizzante, e la geografia dei regni è davvero ben realizzata (io poi non resisto di fronte a una foresta fitta e oscura dove tendere agguati, ai climi rigidi, ai bivacchi, alle fortezze). Allora dov'è l'inghippo? Le cose si inceppano nel ritmo e nella volontà di Pagogna di aggiungere alcune scene a mio parere del tutto superflue e nocive alla bella tensione che si viene a creare durante la narrazione. Dalla metà in poi del romanzo mi è sembrato di salire su di un'altalena: un po' andavo su e un po' andavo giù. Un vero peccato. Tuttavia, sono pronta a scommetterci una seconda volta e a proseguire nella lettura delle vicende di Yanvas non appena arriverà il nuovo capitolo della saga. Perciò, lascio il mio giudizio in attesa di una conferma o di una smentita. 

Voto finale: 3.5/5 


*riconosco che il titolo del post necessita di una breve nota a piè di pagina per essere spiegato: "quattro" perché oggi è 4 Novembre, "tre" per via delle recensioni. Vabbè, che ci volete fare, la mia scemaggine sta toccando livelli sempre più alti! Hi hi hi!

4 commenti:

Irene Vanni ha detto...

Sono contenta che tu abbia deciso di ributtarti più a capofitto in letture e valutazioni perché i tuoi interventi, positivi o negativi che siano, mi mettono sempre allegria, perché trasudano entusiasmo. Buona domenica!

AnitaBook ha detto...

Irene carissima, buona domenica innanzitutto.
Grazie. Grazie davvero. Le tue parole mi danno gioia e coraggio. E io sono contenta di ritornare ad essere la Anita Book pazza e allegra di sempre.

Un bacione!

Irene Vanni ha detto...

Per forza! Sarebbe come se ClioMakeUp si desse all'acqua e sapone ^^

Camilla P ha detto...

Anita! Che bello leggere di nuovo dei tuoi commenti :)

Il libro di Pagogna mi ispira un sacco e sapere che l'ambientazione ti è piaciuta, così come l'atmosfera, mi rassicura. Un po' meno l'accenno alle scene non proprio necessarie... vedrò quando leggerò anche io il libro!