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martedì 29 aprile 2014

RECENSIONE: "Quando il Diavolo mi ha preso per mano" di April Tucholke.

Della serie, mai fidarsi delle apparenze. 
Buon martedì miei amati lettori, il peggio sembra essere passato e pian piano ritorno in forze. Certo è ancora un po' presto parlare di una guarigione completa ma siamo sulla buona strada. 
Visto che non me la sento di registrare video, recensisco via post scritto. Voglio commentarvi una delle mie ultime letture, se non proprio l'ultima. QUANDO IL DIAVOLO MI HA PRESO PER MANO, di una portentosa April Tucholke, pubblicato per Piemme Freeway, la collana dedicata al mondo degli young readers. Si tratta di un romanzo collocabile tra il paranormal e il thriller; mi ha ricordato molto le atmosfere da ghost house di ANNA VESTITA DI SANGUE. È palese l'influenza di tutto un bagaglio culturale piuttosto selezionato, confermato dalla stessa passione dell'autrice per le storie delittuose, le morti irrisolte e inspiegabili, la tetraggine di luoghi abbandonati e, mettiamocele pure, antiche e nefaste profezie. Nel suo libro ritroviamo una miscela ben amalgamata di questo e molto altro ancora. Per la gioia di chi non ama dormire al buio. 

Pagg. 271, 16,00€
Innamorarsi perdutamente può essere un viaggio molto pericoloso... Nel paesino di mare dove abita Violet White non succede mai niente... fino a quando River West non affitta la casetta dietro la sua e incominciano ad accadere co se inquietanti. River è soltanto un bugiardo dal sorriso irresistibile e un passato misterioso? O dietro i suoi occhi ipnotici si nasconde qualcos'altro? La nonna di Violet l'aveva sempre messa in guardia dai giochi che sa fare il Diavolo, ma lei non aveva mai pensato che potesse nascondersi dietro un ragazzo dai capelli scuri che si appisola in giardino, adora il caffè e ti fa tremare di passione.


RECENSIONE

Una trama che dice e non dice e che quasi pare confondersi nella marmaglia di romanzi sullo stesso genere di condotta narrativa. Niente di più sbagliato. Come affermavo in apertura, mai fidarsi delle apparenze. Ho ricevuto il libro per gentile concessione della Piemme, che ha voluto mettermi alla prova e tentarmi con una novità che sapeva avevo già in mente di acquistare (me ne ero innamorata da quando vidi comparire per la prima volta in assoluto la favolosa copertina su un blog estero) ed è riuscita a convincermi totalmente. 
La storia comincia nel più tranquillo dei modi, con una protagonista adolescente che racconta in prima persona della sua vita in una cittadina sonnacchiosa e costantemente dominata da un cielo plumbeo e minaccioso, con un fratello rompiscatole e narcisista alle costole, una migliore amica mica tanto migliore amica e dei genitori in viaggio a esaltare il proprio ego di artisti rinomati e ricconi. L'unica persona depennata dalla lista nera è la cara, vecchia Freddie. Sua nonna. Una devota del mistico e dello scetticismo più viscerale, ossessionata dall'idea del male, pronto a trascinarti nei suoi abissi di tenebre ovunque e comunque. 
Violet, questo il nome della protagonista, è una ragazzina del tutto normale, insomma, intelligente e perspicace, lettrice onnivora e patologica, con un unico piccolo problema: la solitudine. Non che non ami perdersi nei suoi mondi immaginari, ma nel profondo del suo cuore vorrebbe anche viverle le avventure dei suoi fedeli libri. Per scoprire più cose possibili della realtà che plasma ogni cosa e per conoscere intimamente se stessa e sapersi, così, rapportare con i propri conflitti. 
Perché quale adolescente non possiede dei conflitti? 
Sta di fatto che le sue preghiere vengono esaudite nel momento esatto in cui spunta fuori un tizio, un ragazzo più o meno della sua stessa età, interessato alla dependance della casa in affitto (i due fratelli dovranno pure guadagnarsi da vivere in assenza di mamma e papà) e deciso a trasferirvisi per un bel po'. 
Squillo di trombe, scoppiettii nel cielo... Violet si sente già rinata. 
Ma chi è davvero questo spudorato seduttore che dice di chiamarsi River West e che sfoggia sempre un guizzo malizioso negli occhi o sulle labbra e ha l'umore instabile peggio di un'altalena? 
Perché da quando è arrivato inizieranno a succedere cose strane, terribili, e Violet, paradossalmente, avvertirà un'attrazione sempre più irresistibile nei suoi confronti? 
Quesito importante dato che tutta la vicenda riguarderà il passato di questo misterioso giovanotto, o per meglio dire la sua stramba e inquietante discendenza. 
Assisterete a terrificanti apparizioni? Sì. Vedrete sangue? Ne sarete zuppi. Dormirete la notte? Non posso garantirvelo. Però è proprio questo che mi ha fatto impazzire del romanzo. 
Al diavolo il sentimentalismo (in senso letterale), malgrado ce ne sia e malgrado sia il motivo per cui molti degli eventi avranno risposta, e abbondiamo con l'ignoto e il grottesco, con i colpi di scena chiarificatori ma anche parecchio disturbanti, con le verità nascoste e i sogni agghiaccianti. È questo che serve al lettore per restare con gli occhi incollati alle pagine e per fermargli il battito. Di corpi sbrilluccicosi ne abbiamo fin sopra i capelli, nonostante qui si nomini una certa "scintilla" e ci si riferisca spesso e volentieri ad auree e vibrazioni energetiche sovrannaturali (nulla di troppo fantasioso, tranquilli). 
Per una volta, il segreto alla base dell'eccentrico temperamento del bello e cattivo maschile non è da rintracciare nella pelle slavata o negli stravaganti gusti alimentari, quanto nella più elementare e atavica essenza delle forze avverse alla luce, quindi al Maligno, in ogni sua incarnazione. 
E fa paura. 
Invade gli anfratti più oscuri del subconscio e li riempie di pensieri sgradevoli, destabilizzando il fragile equilibrio psicologico che ci separa dalla follia più spaventosa e irrazionale, persuadendoci a vedere mostri anche laddove sono solo mere illusioni. 
Giocare con il Diavolo non è mai una mossa saggia, che ci crediate o no. 
All'inizio di questa storia, quando e se vi verrà lo sghiribizzo di comprare questo libro e di leggerlo (vi sconsiglio calorosamente di farlo quando siete da soli o quando fuori imperversa un temporale apocalittico), la vostra mente non potrà fare a meno di formulare certe idee e di assumere una determinata posizione nella tifoseria di questo o di quell'altro personaggio; giudicherete davvero sciocchi alcuni atteggiamenti e ovvi altri, ma non sarete mai abbastanza pronti da accettare tutto quello che accadrà dopo, rapido come uno di quegli acquazzoni estivi, e che spazzerà via ogni vostra convinzione, persino la più solida. Non posso nemmeno promettervi un finale di quelli che lasciano lo spazio per un sospiro sollevato e tanti interrogativi aperti. Dovrete accontentarvi solo degli interrogativi, mi sa. 
Sullo stile, invece. Pulito, semplice, congeniale al tipo di narrazione e all'intenzione dell'autrice. Una dei primi moniti di King quando parla di scrittura e di modo di scrivere è di rivolgersi sempre alle parole così come le utilizziamo nel linguaggio quotidiano, senza andare per forza a ricercarne i sinonimi più eruditi ingabbiando il tutto in un'orribile rigidezza espressiva. E April Tucholke segue alla perfezione questo criterio, adottando frasi semplici e periodi brevi e concisi grazie ai quali si ha una percezione sensoriale delle emozioni e delle scene intensa e assai concreta. 
Un buon inizio, perciò, dove si premia il talento creativo prima di tutto. 
La curiosità di scoprire cosa capiterà alla protagonista e ai suoi, chiamiamoli così, nuovi amici è tanta e scalpitante, ma chissà quanto si dovrà aspettare prima di poter stringere tra le mani Between the Spark and the Burn, attesissimo seguito e capitolo conclusivo della saga. Mi auguro non secoli. 
Per concludere, Quando il Diavolo mi ha preso per mano è un romanzo che sequestra e sconquassa l'anima guidando il lettore fin dentro le sue paure più profonde, carezzando languidamente il suo cuore per poi sbrindellarlo a morsi. Un invito al quale non saprete e non potrete rinunciare. Perché al Diavolo non si sfugge. Prima o poi, torna sempre a prenderti. 

Freddie non faceva che parlare del Diavolo, quasi fosse il suo migliore amico, o un vecchio amante. Ma per quanto ne parlasse del Diavolo, non la vidi mai pregare.
Io pregavo, invece. E mi rivolgevo a Freddie, quando morì. 
Negli ultimi cinque anni l'avevo fatto così tante volte che era diventato un gesto inconsapevole, come soffiare sulla zuppa quando è troppo calda. Pregavo Freddie per i miei genitori lontani. Per i soldi che stavano per finire. E perché, a volte, mi sentivo così sola da sentire più vicino il maledetto vento dal mare che sibilava tra gli infissi, che non mio fratello al piano di sopra.
E pregavo Freddie per il Diavolo. Le chiesi di tenere la mia mano lontana dalla sua. Le chiedevo di proteggermi dal male.
Ma, nonostante tutte le mie preghiere, il Diavolo mi trovò comunque.

2 commenti:

aquila reale ha detto...

Complimenti per la bellissima recensione. Questo libro stuzzica la mia curiosità:)

AnitaBook ha detto...

Vedrai, saprà sorprenderti e impaurirti a dovere. Spesso sono proprio le storie narrate con la più innocua e spontanea semplicità a far colpo. ;)