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mercoledì 7 aprile 2010

Anatomia poetica


Oggi non ho postato la videorecensione, però l'ho preparata per domani. Oggi ho preferito dedicarmi ad altro. Ho iniziato a leggere "Vita Nuova" di Dante Alighieri (non ho resistito) e sono quasi alla fine. Dopotutto, si tratta di un libello di poche pagine. Non aggiungerò niente altro a proposito di questa sorprendente scoperta, perché avremo modo di parlarne. Insieme e molto presto. Sapete, pensavo ad Emily Dickinson e ne ho avuto nostalgia. Ho preso il suo libro di poesie e ne ho sfogliate alcune. A caso, è ovvio. Volevo sfidare la casualità del destino, anche se ci credo poco. Tuttavia, devo ammettere che sono rimasta assai stupita nel trovarmi di fronte a questo componimento. Sembrava... che mi cercasse. Ve lo riporto di seguito (le poesie non hanno titolo, sono numerate):

(680)

Ogni vita converge a qualche centro,
Dichiarato o taciuto.
Esiste in ogni cuore umano
Una mèta

Ch'esso forse osa appena riconoscere,
Troppo bella
Per rischiare l'audacia
Di credervi.

Cautamente adorata come un fragile cielo,
Raggiungerla
Sarebbe impresa disperata come
Toccar la veste dell'arcobaleno.

Ma più sicura quanto più distante
Per chi persevera:
E come alto alla lenta pazienza
Dei santi è il cielo!

Non l'otterrà forse la breve prova
Della vita, ma poi
L'eternità rende ancora possibile
L'ardente slancio.

L'ho colorata di blu perché compaiono molte parole che, nella mia puerile immaginazione, mi ricordano quella sfumatura chiara, fresca e limpida. Come cielo, eternità, vita. Vorrei potervi dire quello che sento. Quello che nasce nel mio petto e che scaturisce, come un fiotto di zampillante bellezza, da questi versi. Vorrei, appunto, ma non sono sicura di saperci fare. Partiamo dalla prima strofa:

Ogni vita converge a qualche centro,
Dichiarato o taciuto.
Esiste in ogni cuore umano
Una mèta

Siamo come i raggi di una circonferenza, che si irradiano da un centro comune. La nostra esistenza mira a raggiungere quel centro. A ritornare ad essere una cosa infinitamente piccola e compiuta. A volte, questo nostro desiderio è esplicitamente espresso; altre, invece, è tenuto segreto. Zittito. Il cuore, poi, è l'angolo del nostro io dove si fanno progetti. Dove si costruiscono interi e ininterrotti ponti di sogni, speranze e sentimenti. E' lì che cominciano i nostri passi. E' lì che impariamo a camminare.

Ch'esso forse osa appena riconoscere,
Troppo bella
Per rischiare l'audacia
Di credervi.

Questa seconda strofa è ancora più bella della prima. Il cuore spesso si illude, lo sappiamo bene. Crede troppo fermamente in qualcosa da dimenticarsi di tenere i piedi ben saldati per terra. E rischia di perdere i propri battiti, la propria via. Il futuro che ci attende, la risposta che appagherà le nostre domande, sono ideali più vicini di quanto immaginiamo. Ma è bello vederli lontani, avere fiducia e allo stesso tempo guadagnarsi l'ultimo gradino della faticosa salita con il sudore.

Cautamente adorata come un fragile cielo,
Raggiungerla
Sarebbe impresa disperata come
Toccar la veste dell'arcobaleno.

Pretendere di conquistare un traguardo a tutti i costi è sbagliato. E' da disperati. Meravigliosa l'immagine della mano che, affannosamente, tenta invano di sfiorare la veste dell'arcobaleno. Ecco, è l'esempio più efficace. Così come un fragile cielo. La meta deve essere bramata con misura e assennatezza, perchè è talmente sottile che alla prima violenza potrebbe sfilacciarsi e rendere orfani i nostri orizzonti.

Ma più sicura quanto più distante
Per chi persevera:
E come alto alla lenta pazienza
Dei santi è il cielo!

Il concetto si ripete, si rafforza. Bisogna portare pazienza, bisogna allevare con amore i propri sogni perché essi si avverino.

Non l'otterrà forse la breve prova
Della vita, ma poi
L'eternità rende ancora possibile
L'ardente slancio.

E anche se non riusciremo a toccare con mano mortale il nostro traguardo, paradossalmente, sarà la morte a ricompensarci. Perchè ci regalerà l'eternità e ci ricongiungerà al blu del cielo. Al nostro centro, alla nostra meta.

6 commenti:

Camilla P. ha detto...

Sono davvero contenta che ti sia piaciuto Dante :)

E per quanto riguarda l'analisi della poesia... non oso commentare, perchè si sente che è assolutamente, splendidamente personale.
Ti posso solo dire che la trovo molto bella e con un aura positiva che fa bene al cuore :D

Giuliana ha detto...

ma come c...appero fai ad aver già finito Dante??Sei una scheggia!!! :) voglio un'analisi accurata mi raccomando!!!
La poesia...sono troppo stanca per coglierne l'essenza,domani la rileggo e ti dico.
Da ragazzina mi piaceva scriverle,mi liberava da tanti magoni e brutture...la vita è bella ma spesso riserva delle cose ingiuste.
Stop allo sfogo.
A domani.Un abbraccio

AnitaBook ha detto...

Camilla, puoi sentirti liberissima di commentare la poesia. In effetti, sono curiosa di conoscere il tuo punto di vista (non i tuoi sentimenti, perchè quelli si tengono "secretissimi" - come direbbe l'Alighieri - ). Sono troppo ansiosa di parlarvi di Dante, tuttavia devo organizzare bene la videorecensione. Per evitare di far danni, sai (hihihi). Noi dobbiamo essere cercatori di cose belle... che nutrono il cuore.

Giuliana! :)
Scommetto che anche tu divoreresti Dante in un batter d'occhio (anzi, di ciglia).
Anche se il suo linguaggio è un tantino arcaico, non c'è da aver paura. Il suono di ogni parola giunge nuovo all'orecchio e sprigiona una potente luce di colori e beltà.
Perché "da ragazzina"? Ora hai smesso?
So quello che intendi quando dici che a volte la vita riserva delle cose ingiuste (io, purtroppo, fino a due anni fa vivevo in una specie di angolo buio dei miei pensieri. Ne ho passate un po' di tutti i colori, ecco...) ma non credo che si tratti di "ingiustizia", sai?
Vedi - mi permetto di esprimere quello che penso anche se non sono nessuno - noi veniamo al mondo per amore e per amare. L'esistenza dell'uomo si fonda su questo principio indissolubile, che, ne sono consapevole, non è facile comprendere. Nell'amore è insito il dolore (am/dol-ore). Le nostre sofferenze sono pregne di amore, non v'è lacrima che non contenga una goccia di sentimento. Le "cose ingiuste" che possiamo incontrare sul nostro cammino io le definirei piuttosto delle "prove d'amore". Qualcuno desidera vedere quanto siamo disposti a donare per amore, a sacrificare per amore, a patire per amore. Ripeto, è una cosa non semplice da comprendere. Ma se hai pazienza, imparerai dall'amore tutto ciò che c'è da sapere.

Camilla P. ha detto...

Allora aspetto la recensione :D
Per quanto riguarda la poesia, che dire... io la trovo pervasa, verso la fine, di quella lieve malinconia che il riconoscimento dei propri limiti porta; trovo anche che l'ultima strofa sia però una virata verso l'ottimismo che cancella suddetta malinconia e che porta ad una riflessione su quello che può esserci "oltre". :)

Giuliana ha detto...

Il problema è che ci sono cose che non hanno alcun fondamento d'amore.
Ho provato e riprovato a vederci il lato buono,pur scavando a fondo,ma mi convinco sempre più che ci sono persone che non sono avezzi all'amore perchè non sono cresciuti nell'amore e non sono capaci di dare amore.
E' ingiusto non essere capiti e apprezzati per gli sforzi di salvare il salvabile,per aver cercato di concedere altre possibilità nonostante sia stato l'altro a sbagliare e non dipenda da te...
E' una visione un po' pessimistica lo so... :)

AnitaBook ha detto...

Camilla, la tua personale "visione" della poesia è molto bella. Dolce e amara. Quel velo di malinconia, che percepisci verso la fine, strappato da una carezza di ottimismo nell'ultima strofa. Vedi, trovo che sia meraviglioso confrontare le varie immagini e le varie suggestioni che qualcosa può far nascere nell'animo di ognuno. E' un modo per rendere la lettura più completa.

Giuliana, non è pessimismo ma realismo. E al mondo bisogna vivere scrutando negli occhi della realtà che ci circonda e che, a volte, ci assedia. Sappi, però, che pur dietro le apparenze magari rigide e severe, ogni uomo su questa Terra è incline ad amare. Ci vuole pazienza, calma e dedizione. Questo si.