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sabato 24 luglio 2010

Francesco Scardone - Necrophylia



Amici, oggi vi parlo di un romanzo con una semplice recensione scritta.
Chiedetemi in coro: "perchè?". Risposta: "perché si tratta di una storia piuttosto dura da poter essere presentata in video da una timidona e antiquata ventenne come la sottoscritta".


Dunque, il libro in questione si intitola Necrophylia e l'autore è un giovanissimo esordiente (poco più piccolo di me) di nome Francesco Scardone. Bene, fin qui tutto liscio e pulito. Ora, di cosa parla Necrophylia? Riporto una descrizione della trama rilasciata in un'intervista dall'autore stesso (grazie mille a Emanuela Taylor e al suo blog Diari di Pensieri Persi).
"Necrophylia" è sicuramente un romanzo duro, molto forte, a tratti splatter, abbondano le scene di sesso e di violenza. Un romanzo che, letteralmente, vuole prendere a schiaffi il lettore. Gli vuole dare pugni nello stomaco. Il protagonista non fa altro che appellarsi al lettore, lo vuole scuotere, fargli rendere conto quanto la sua vita "normale" non sia così dissimile dalla sua di malato mentale. Ho cercato di far riflettere, in questo modo, le persone sulla reale sanità mentale con la quale si fanno scudo continuamente, mettendo in discussione per primo me stesso e poi tutti gli altri. E' un romanzo rabbioso, ma anche molto malinconico. Non c'è spazio, sicuramente, per facili sentimentalismi, non ci sono parole di conforto e, in generale, regna poca speranza. Ma più di tutto a farla da padrona, troviamo un senso perenne di malinconia e, diciamo così, di rassegnazione. Un protagonista convinto dell'impossibilità di creare legami concreti con quella che siamo soliti chiamare vita. Atti di necrofilia ripetuti che sono l'unico contatto che ha con quello che lo circonda. Una nonna ottantenne che non ha mai vissuto veramente e ora, in vecchiaia, cerca di riprendersi le sue rivincite con la vita. Il racconto di una vita al limite del grottesco. Esperienze tra il comico e il tragico. La certezza della morte, però, cambia le carte in tavola, almeno per un breve periodo. Sembrano ribaltarsi le premesse iniziali. Quello che prima si guardava con disgusto e ribrezzo si guarda ora con curiosità e voglia di vivere. Animali che si mangiano tra di loro non sono più immagini di morte, rappresentazioni di disfacimento. La loro voglia di mangiare l'altro è presa a pretesto per notare la qualità indubbia degli esseri viventi: la loro volontà di vivere. Nel finale le premesse precedentemente ribaltate torneranno di nuovo alla condizione iniziale. Le ultime, deprimenti pagine non lasceranno scampo nè alcuna speranza. Si finirà da dove si era partiti. Peggio ancora, per assurdo! Poi, che dire più, l'ho scritto a 19 anni, durante l'estate dell'esame di stato e con un clima torrido (non a caso il protagonista suda continuamente^^). Influenze di pensiero: sicuramente le dottrine di Schopenahuer e l'esistenzialismo in generale. Stilisticamente è molto conciso, secco, sferzante.

Okay.
Grazie Francesco per questa delucidazione perfetta. No, perché quando si sfogliano le prime pagine del libro si rimane smarriti, sconvolti, impauriti. Io ho arricciato la bocca e storto il naso come se sentissi il tanfo dei cadaveri, come se assistessi agli atti impronunciabili del protagonista che fa sesso con l'ultima defunta del giorno, come se respirassi il freddo dominante sullo sfondo delle scene narrate e lo percepissi dentro, nelle ossa scricchiolanti. Mi dispiace per Francesco, nel senso che non è mai bello leggere di responsi negativi, ma molto garbatamente ammetto che il romanzo non mi è piaciuto. Sono stata male tutta la sera del giorno in cui l'ho iniziato e terminato (170 pagine si consumano in un soffio), ero assediata da una morsa allo stomaco e da una nausea potente, fastidiosissima.
Per carità, mi è capitato di imbattermi già altre volte in storie sul genere splatter/horror/passionale/erotico, ma mai così oscene, macabre e quasi oltraggiose. La necrofilia è un atteggiamento diffuso, esistente, un'ossessione perversa per i corpi di gente morta e stecchita, putrefatta, mummificata. Un'attrazione sessuale che sconfina nell'insanità, a mio parere. Ma, sottolineo, è un mio parere. Francesco non te la prendere, mi chiedo perché l'esigenza di cospargere l'intero romanzo di questi continui atti fisici di estrema violenza psichica. Va bene in alcuni momenti ma non per 170 pagine. Si perde ritmo, coinvolgimento, empatia. Interesse. Sicuramente per gli appassionati del genere questo romanzo si rivelerà una goduria, un estasi per la mente. Buon per loro. Io, donzella abituata a qualcosa di meno aggressivo e massacrante, ci appiccico un bollino rosso in copertina. Una sorta di avvertenza, di pericolo, come i pallini colorati della TV (che non servono a niente, comunque). Tuttavia, salvo qualcosa. Lo stile. Il linguaggio adulto, maturo, di alto livello. Da tenere in considerazione. Su questo punto non c'è dubbio. Ora, per rendervi l'idea di ciò che potreste trovare comprando questo romanzo (senza però rovinarvi la sorpresa), vi saluto lasciandovi alla lettura di un breve estratto da me trascritto. Alla prossima, amici!

***ATTENZIONE SPOILER (SUGGERIMENTO DI ANITA: NON LEGGERE SE SENSIBILI DI STOMACO)***

Mi alzo e vado verso mia nonna. Continuo a masturbarmi senza rallentare il ritmo né la forza. Sento l'orgasmo che si prepara nei testicoli. I lombi del sedere pronti per contrarsi. Ora le sono davanti: il mio cazzo le sfiora la punta del naso. Ormai non controllo nemmeno più il movimento della mano. Questa si muove da sola, è come se stesse sferrando pugni rapidi e fortissimi sul mio inguine. E vengo. Non urlo. Nello stesso momento, per la troppa foga, il frenulo mi si rompe e il sangue comincia a schizzare dappertutto. Sangue e sperma si mischiano. Si condensano. Si confondono. Ora sono la stessa cosa. L'abbraccio di vita e morte nel quale riconoscere l'uno dall'altra è press'a poco impossibile. Un rossore bianco. Un opaco rossore. Bianco. Rosso. Rosso. Bianco. Sul viso di mia nonna, dritto nei suoi bellissimi occhi, lo spruzzo di sperma è misto al sangue vermiglio.

31 commenti:

Giuliana ha detto...

Emh... diciamo che gli amanti del genere sicuramente sono una piccolissima fetta.
Io apprezzerei Anita per aver comunque recensito nonostante l'inquetudine e la contrarietà verso questo genere.
Non vorrei avere pregiudizi verso un esiguo stralcio qui riportato da Any, però un conto è il gusto per l'orrido,il sangue,l'adrenalina,mettiamoci anche il sesso. Ma la combinazione sesso-morte-sesso a me non è gradita perchè è qualcosa di perverso che non va tollerata. Questa povera nonna non andava violata così.

AnitaBook ha detto...

A Giuliana rispondo che probabilmente l'estratto, come giustamente affermi, non è che una piccola parte di un nucleo di personaggi, scene e intrecci. Ho riportato quello perché mi ha colpito particolarmente. Agli anonimi rispondo che apprezzo tantissimo l'aver condiviso il loro punto di vista. E' giusto averne uno proprio. L'importante è mantenere un certo equilibrio. :)

Anonimo ha detto...

Anita non farti coinvolgere in recenzioni di libri che non hanno niente a che vedere con l'arte letteraria e il buon gusto, né uscirai compromessa pregiudicando la tua credibilità!
Lo dico con molto equilibrio.....e con il desiderio di ascoltare le tue videorecensioni.

Francesco Scardone ha detto...

Ciao a tutti, sono Francesco, l'autore di Necrophylia...ringrazio di nuovo Anita per le recensione ed il tempo dedicatomi. Lei è stata gentilissima. Poi per l'utente anonimo: sinceramente consigli su arte letteraria e buon gusto da una persona che è convinta che questa qui sopra sia una recenzione e non una recensione non li accetterei. In secondo luogo, io non ho niente in particolare contro il tipo di libri recensiti sul sito ma mi sa che è abbastanza logico che u buon lettore per definirsi tale non si può fermare alle storie di avventura tra vampiri e simili ma deve spingersi oltre(non a caso ho notato che i libri del mese di anita sono, giustamente, tutti dei classici).
Anonimo tu dici monnezza indefinita, ma io ti chiedo hai mai letto qualcosa a parte la saga di Twilight? Gli scrittori che sono citati nella mia presentazione qui sopra sono i miei principali punti di riferimento e credo non ne conosci nemmeno uno.
Detto questo, forse in fin dei conti è colpa mia visto che di solito Anita recensisce(e non recenzisce) libri molto diversi dal mio e io le ho proposto il libro.
Comuque detto questo, ringrazio ancora Anita!^^

Francesco Scardone ha detto...

x giuliana:
di sicuro gli appassionati del genere non sono tantissimi(cosa che sinceramente non mi interessa più di tanto) ma, tanto per fare un parallelo con il cinema, il fatto che la maggior parte degli italiani non abbia mai visto un film di Ingmar Bergman non cambia il suo status di miglior regista del mondo mai esistito(non è un paragone che faccio con me stesso ma per evidenziare che maggior commerciabilità non è uguale a maggiore qualità...ciao^^

Francesco Scardone ha detto...

Un'ultima cosa: la dicotomia sesso-amore-morte è forse la più usata dagli albori della letteratura: basti pensare all'eros e tanatos greco, o alle teorie freudiane ma anche a molte poesie di pavese(solo per fare i primissimi esempi che mi sono venuti in mente)

Anonimo ha detto...

Ringrazio Francesco Scardone per la precisazione sul verbo recensire, non si finisce mai d'imparare, io non sono un letterato come Lei, però ho dei messaggi molto positivi da trasmettere agli altri, come invece non colgo dalla sua presentazione, mi ascolti lasci perdere la necrofilia,anche con il titolo molto esterofilo che oggi va tanto di moda. Non scomodi l'esistenzialismo, ma ripeto viva la sua vita con semplicità ed in posistivo. La saluto

AnitaBook ha detto...

Ciao Francesco, ti ringrazio per aver voluto rispondere ai commenti inserendoti nella discussione. Sono convinta che da queste letture, contornata da pareri contrastanti, potrebbero nascere delle interessanti argomentazioni. Dei confronti maturi e approfonditi. Io, ripeto, sono solo una lettrice che ha espresso la sua opinione in merito ad un romanzo che, come tu stesso hai intuito, non rientra nel genere delle mie letture quotidiane. Però non avrei potuto scrivere nulla se prima non avessi letto. Ciao ciao! ^^

Anonimo, ti ringrazio del sincero suggerimento. Ma è bene anche, qualche volta, parlare di romanzi che magari non hanno soddisfatto pienamente.

AnitaBook ha detto...

*contornate

Francesco Scardone ha detto...

Non capisco perchè non dovrei scomodare l'esistenzialismo...comunque anonimo continua a dispensare i tuoi messaggi positivi che il mondo non aspetta altro...che fortuna!(è ironico? beh si forse sì ma non maleducato come monnezza indefinita!eheh)

Francesco Scardone ha detto...

No Anita, ti ripeto che tu sei stata gentilissima, non è che uno si mette a scrivere un libro o fa un film o dipinge un quadro perchè vuole piacere a tutti, lo fa e basta...quindi la tua opinione vale per me tanto quanto quella di chi apprezza il libro. Rispondevo semplicemente all'utente anonimo, tutto qui, anzi ti ringrazio nuovamente!^^

Giuliana ha detto...

Beh Francesco la letteratura greca è piena di divinità che rappresentano la morte,l'amore,l'eros e convengo con te che sono gli elementi trainanti e basilari. Ma qui parliamo di Necrofilia...che è proprio una parola greca e seppur in sè racchiuda la parola: Amore...per la morte,il morto,il cadavere... non cambia la sua definizione di base: è una perversione sessuale.
Hai scelto un tema forte, che fa scalpore. Sono scelte tue (e di pochi altri) ed è anche vero che non è il numero a far la grandezza di qualcuno,ma io parlo di etica,di moralità e questo tema PER ME non è accettabile. Sono fenomeni che interessano persone che vanno seguite,che è bene far conoscere ma che non può passare come un genere letterario :)
ps: questo è quello che IO penso.

AnitaBook ha detto...

Giuliana, io ti avevo inteso benissimo. Ma sei talmente precisa e scrupolosa che hai chiarito il tuo pensiero alla grande. Un bacione, cara. :)

Francesco Scardone ha detto...

Il romanzo non è un pretesto per parlare di necrofilia ma la necrofilia è il pretesto per parlare di morte, amore, sesso, solitudine, angoscia, pace, liberazione ecc... non so se sono stato chiaro, ciao^^

Giuliana ha detto...

non potevi usare la mitologia,tanatos e eros come pretesto? :P

Francesco Scardone ha detto...

Bhe, lì siamo sui gusti personali...quindi ognuno usa il mezzo che più crede idoneo^^
volevo precisare una cosa: il genere che io tratto non è poi così ristretto a poche persone come dicevi qualche post più in là...lo splatter, la crudezza sono dei mezzi comunissimi snobbati dal grande pubblico(mi dispiace ripetermi: i fans di Twilight o gli pseudo-intellettuali) ma molto usati sia nel cinema che in letteratura.

ephorus ha detto...

Ma se la lettura deve essere un gradevole passatempo, un dolce insegnamento, una ricerca del bello, perchè uno dovrebbe farsi del male leggendo questa roba? Il mondo è già abbastanza pieno di squallidi spettacoli e cronache raccapriccianti, perchè rincarare la dose? Con 'equilibrio', se mi è consentito cara Anita, concordo con quell'anonimo che ti suggerisce di fare un po' più di selezione dei libri da recenSire, con buona pace di Francesco Scardone. Alla prossima!

Francesco Scardone ha detto...

ephorus non c'è cosa più stupida(in senso generale, non rivolto a te) che dire che, visto che il mondo è brutto, l'arte deve essere qualcosa di bello(nel senso estetico) e che ci sollevi dallo squallore del mondo...dicendo così "distruggi" tre quarti dell'arte fin oggi creata...vabbè credo che il problema sia che si debba leggere di più e non le solite tre-quattro stronzate...ma poi chi l'ha detto che la lettura e quindi la scrittura debbano essere un gradevole passatempo, un dolce insegnamento e una ricerca del bello? Con queste parole si buttano giù 300 anni di storia se non di più! Io credo un'unica cosa alla fine: prima di parlare si dovrebbe conoscere.

AnitaBook ha detto...

@Ephorus: ciao, carissimo!!! :)
Buona Domenica, già che ci siamo. Il tuo commento è elegante come sempre, non preoccuparti. Io ho recensito questo romanzo perché ho pensato di condividere con voi il mio pensiero, che non per tutti i romanzi è positivo. Mi piace aprire dialoghi e confronti, come sta già accadendo, mantenendo comunque una certa compostezza (cosa che voi avete^^). Che bello trovare un tuo commento!

ephorus ha detto...

Caro autore, non capisco il tuo livore. Ho semplicemente espresso un mio parere su ciò che hai scritto e pubblicato, senza peraltro avere letto il libro (a parte i pochi brani che ho trovato su internet), che non credo comprerò. Non ce l'ho mica con te: sei liberissimo di scrivere quello che vuoi e mettere nei tuoi romanzi la tua idea della vita e della morte, del sesso, della paura.

Ognuno ha la sua idea di letteratura, e hai ragione, bisogna conoscere, leggere e studiare prima di parlare. Io l'ho fatto, per questo sento di poter dire la mia. E la mia è questa: l'arte è un modo di interpretare la realtà, di coglierne l'essenza e rappresentarla. Ci sono molti modi di farlo e quelli sono gli stili, l'ispirazione, ognuno ha la sua. Accanto a questo c'è la techne, quell'insieme di 'strumenti' che sono imprescindibili per poter dare voce all'ispirazione e usare in modo corretto i linguaggi dell'arte (il confronto con i modelli, la conoscenza dei generi letterari, il corretto uso di dialoghi, descrizioni, tempi della narrazione, conoscenza del lessico, ecc, per rimanere in tema di letteratura...). Altrimenti ogni cosa è potenzialmente arte, anche buttare giù tante parole su un foglio bianco senza criterio. Infine c'è l'intenzione dell'artista: cosa voglio fare con la mia opera? distruggere, educare, criticare, proporre soluzioni, celebrare, istigare? A chi mi rivolgo? L'insieme di ispirazione (personalissima), tecnica (frutto di studio e fatica) e intenzione (specchio dei valori in cui crede l'autore) dà come risultato, a parer mio una opera di ingegno degna di essere goduta. Non è questo che mi trasmette il poco che ho letto di te. Forse le stesse cose che volevi dire tu nel tuo libro (se le intendo correttamente) -la sfiducia verso le relazioni sincere tra gli uomini, il timore della morte e il suo superamento, l'impossibilità della speranza, la labilità del confine tra 'normalità' e 'nevrosi', l'ironia come via di fuga dalle delusioni di una vita vuota e quant'altro- si potevano dire anche in altro modo, senza bisogno di infarcire di sesso e sangue le pagine del tuo romanzo. Il torbido colpisce sempre l'attenzione, ma non è detto che sia segno che siamo in presenza di un'opera ispirata. Come nelle pubblicità: quando c'è la donna nuda è sgno che i creativi erano poco ispirati, non sono riusciti a trovare niente di meglio per colpire l'attenzione.

E' un mio parere di lettore che cerca roba buona da leggere perchè molto in questa forma di arte (a proposito, mi piacerebbe sapere quali sono i 3/4 di arte che ho distrutto nelle poche righe del mio commento precedente...).

Aggiungo, ma senza rancore, che non sono uno che legge tre-quattro stronzate: non vado ai ritmi di Anita, ma il mio romanzo settimanale lo leggo, da anni, di generi diversi, di autori emergenti e classici, bestseller e nicchie di mercato, per cui forse il tuo giudizio (se era riferito a me) è un troppo severo... Ad ogni modo non me la prendo, te lo puoi permettere hai 20 anni e sei pieno di vita, rabbia e voglia di combattere.

Concludo scusandomi con te e con Anita, la padrona di casa che saluto caramente, per la lunghezza di questo commento. A presto!

ephorus.

Francesco ha detto...

@ephorus, un commento che condivido sia nell'analisi che nella sintesi dei concetti.
Da parte mia piacerebbe sapere anche quali sono "i 300 anni se non di più di storia perduta" se si esprime dissenso verso la divulgazione delle miserie e brutture umane, che pur esistono ma elevarle a forme d'arte mi sembra proprio troppo.

ephorus ha detto...

Confesso di non capire: sei tu che hai tirato in ballo i 'famosi' 300 anni, non io: cosa volevi dire?

Francesco 2 ha detto...

@ephorus, scusami ma sono un altro Francesco.
Facciamo così: il mio profilo è Francesco 2.
Ciao

AnitaBook ha detto...

Ephorus, non scusarti assolutamente. Sai che io lascio le porte aperte ad ogni tipo di confronto. Anzi, la recensione di questo romanzo ha suscitato diversi incontri di pareri, idee e opinioni personali molto interessanti. Viene fuori la ferma personalità di ogni individuo - e in maniera più specifica dell'individuo lettore -e i suoi principi di vita. Io sono felicissima quando chi commenta mette in comunione il suo pensiero con gli altri. Perciò, ti ringrazio. :)

Francesco Scardone ha detto...

Allora cercando di essere il più stringato possibile: quando dico che hai buttato giù 300 anni di storia intendo dire che è già da un bel pò di tempo che l'arte non è "semplicemente" la ricerca del bello...un pò di esempi? nella pittura mi viene in mente bacon, per il cinema i film di Waters, di Buttgereit, di Von Trier, per la letteratura Burroughs, Dennis Cooper ma la lista potrebbe continuare all'infinito...volevo dire semplicemente questo...l'arte non è una consolazione dalla brutture della vita, la funzione prettamente ed esclusivamente didattica dell'arte è stata superata da almeno mille anni...e poi se proprio credete che la mia scrittura sia così "al limite" vi consiglio di leggere qualcosa di Dennis Cooper(tra l'altro ritenuto fra i più grandi scrittori del nostro secolo da Burroughs, Ellis, De Lillo)...

Francesco 2 ha detto...

@Francesco Spadone.
La sua lista non può continuare all'infinito per un semplice motivo di contingenza temporale e spaziale. I trecento anni che lei vuole conservare ammirando il "grande ingegno umano" che le piace, non sono nulla di fronte al "miliardo di miliardi di anni rapportati alla storia dell'universo.
La storia dell'uomo conosciuta non sono nemmeno un fotogramma in un ipotetico film dell'universo e nemmeno si vedrebbe, perchè per vederlo ce nè vorrebbero ventiquattro (ho estrapolato un pensiero dello scienziato Enrico Medi nella registrazione del 1970 con giovani di Prato) . Il resto è una semplice giustificazione, credo invece che l'uomo cittadino dell'universo enormemente più grande di lui sia orientato ad elevarsi e a migliorarsi in tutte le espressioni semplicemente perchè si sente chiamato a farlo. Esaltare le miserie umane non credo che appaghi spiriti liberi.
Purtroppo sono stato stringato anch'io

ephorus ha detto...

Allora vediamo, caro autore. Cercherò di spiegarmi meglio.

Anche io amo Dostoevskij, la pittura cubista, i racconti di Edgar Allan Poe. Ma una cosa sono le anime travagliate, le crisi, il tragico che si incarna nella vita, i drammi e le passioni sfrenate, le menti contorte e violente. Direi anzi che sono un po' l'anima dell'arte. Quello è 'bello' perchè è 'reale', è 'umano'. I maestri della narrazione dicono che non c'è una storia se non c'è un conflitto, interiore, esteriore, illusorio, sociale, ecc. Un'altra cosa, invece, è il realismo splatter, l'eccesso, la descrizione morbosa che non lascia nulla all'immaginazione, il pugno nello stomaco del lettore, così, per stupirlo e farlo vomitare, che l'unica cosa che genera è un enorme, corale, 'che schifo!'

E per dirla tutta vantare il fatto che alla fine della storia la condizione finale del protagonista è identica a quella iniziale ("Si finirà da dove si era partiti") non è un titolo di merito: una storia che si rispetti ha una situazione iniziale, una rottura dell'equilibrio, una evoluzione e una nuova situazione finale (migliore? peggiore? chissà, comunque diversa), un nuovo equilibrio frutto delle scelte dei personaggi, delle reazioni a degli imput, della 'vita'. Prova a notarlo nei libri e nei film che leggi e vedi. Se alla fine invece tutto torna come prima e non è cambiato niente io lettore/spettatore mi dico: ho perso tempo!

E infine: puoi non avere nessuna finalità didattica, forse non avere niente da dire, nessuna soluzione da proporre per grandi battaglie che si combattono ogni giorno nelle silenziose stanze dell'anima di ogni uomo. Ma non venirmi a dire che un descrizione di cattivo gusto come quella riportata sopra è un pezzo d'arte, perchè non posso essere d'accordo.

Chiudo qui per non andare troppo per le lunghe. In ogni caso sono per la libertà: gli autori possono scrivere quello che vogliono così come i lettori leggeranno quello che vogliono. Ognuno avrà il pubblico e il riconoscimento che si merita.

Un saluto ad Anita!

Francesco Scardone ha detto...

Sinceramente ho detto quello che dovevo dire e credo di non dover aggiungere nulla...tanti saluti...

Francesco Scardone ha detto...

p.s.: non credo conosciate molti degli autori e artisti in genere che ho citato, beh, credo sia un bene per voi(ma anche per loro!)

ephorus ha detto...

Beh, bazzicando per librerie si vede un po' di tutto, anche i tuoi autori. Mai letto niente, però. Forse non sono ancora pronto per questi generi estremi?

Anyway, in bocca al lupo per la tua carriera di scrittore maudit, allora. Posso solo augurarti che la tua vita non ricalchi le tristi orme dei tuoi modelli...

Adios!

Francesco Scardone ha detto...

a ognuno il suo...eheh